programmazione settimanale

Programmazione dal 12 al 18/4


“TONYA”

  • SALA CHICO: 16.15  18.30  21.00

itonyadi Craig Gillespie, con Margot Robbie e Sebastian Stan

Tonya si basa sulla vita della pattinatrice Tonya Harding , protagonista di uno dei più grandi scandali sportivi nella storia degli Stati Uniti. Prima atleta americana a distinguersi durante i campionati nazionali statunitensi del 1991, per l’esecuzione perfetta di un triplo axel, la parabola discendente della sua carriera comincia appena un anno dopo, quando si piazza in quarta posizione ai Giochi olimpici di Albertville. Conosciuta per il temperamento focoso, che plasma anche lo stile energico e scattante, la Harding finisce sulle pagine dei quotidiani come responsabile dell’aggressione della rivale Nancy Kerrigan . Colpita alle gambe da uno sconosciuto dopo gli allenamenti, la Kerrigan è costretta a ritirarsi dai campionati nazionali. L’incidente pilotato dall’ex marito di Tonya, Jeff Gillooly, consacra la protagonista come una delle figure più controverse e competitive dello sport americano.


“IL GIOVANE KARL MARX”

  • SALA GROUCHO: 16.30  19.00  21.15
  • SALA HARPO: 18.00

IlGiovaneKARLMARX_Webdi  Raoul Peck, con August Diehl e Vicky Krieps

All’età di 26 anni, Karl Marx si mette insieme alla moglie Jenny sulla strada dell’esilio. Nel 1844 a Parigi conosce il giovane Friedrich Engels, figlio del proprietario di una fabbrica, che studiava gli inizi del proletariato inglese. Engels, una specie di dandy, dà a Marx il pezzo mancante del puzzle che ricompone la sua nuova visione del mondo. Insieme, tra censura e raid della polizia, rivolte e sollevamenti politici, presiederanno alla nascita del movimento operaio, che fino a quel momento era per lo più disorganizzato e improvvisato. Un movimento che, guidato, contro ogni aspettativa, da due giovani uomini di buona famiglia brillanti, insolenti e perspicaci, diventerà la più totale trasformazione teoretica e politica del mondo dal Rinascimento.


“CONTROMANO”

  • SALA HARPO: 16.00

di Antonio Albanese, con Antonio Albanese e Alex Fondja

Mario Cavallaro si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, nella stessa casa, nello stesso quartiere, nella stessa città, Milano. Ha appena compiuto cinquant’anni. Mario ama l’ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto, il decoro, la voce bassa, lo stare ognuno al proprio posto. La sua vita si divide tra il suo negozio di calze ereditato dal padre e un orto, unica passione conosciuta, messo in piedi sul terrazzo della sua abitazione. Ogni cambiamento gli fa paura, figuriamoci se il suo vecchio bar viene venduto ad un egiziano e se davanti alla sua bottega arriva Oba, baldo senegalese venditore di calzini. Quel che è troppo è troppo e per Mario la soluzione è semplice e folle allo stesso tempo: “rimettere le cose a posto”. Così decide di rapire Oba per riportarlo semplicemente a casa sua, Milano-Senegal solo andata. In fondo, pensa, se tutti lo facessero il problema immigrazione sarebbe risolto, basta impostare il navigatore. Ma poi questo paradossale on the road si complicherà terribilmente. Anche perché Oba acconsentirà alla sua “deportazione” a patto che Mario riaccompagni a casa anche la sorella, Dalida. Saranno guai seri o l’inizio di una nuova imprevista armonia?


“L’ULTIMO VIAGGIO”

  • SALA CHICO: 20.30 (NO Martedì 17 Aprile)

di Nick Baker-Monteys, con Jürgen Prochnow e Petra Schmidt-Schaller

Eduard ha la barba bianca, il passo incerto e la schiena un po’ ricurva. Porta il peso dei suoi 92 anni, ma anche quello di un passato denso di ricordi ed emozioni che il suo volto segnato lasciano trasparire ma il suo atteggiamento scorbutico e distaccato non lasciano penetrare. Un passato che riemerge prepotente alla morte della moglie e di cui nè la figlia Uli, – una donna un po’ nevrotica che già pensa di metterlo in una casa di riposo-, nè tantomento la nipote Adele, – una ragazza che vive alla giornata totalmente disinteressata alle storie del passato-, sembrano essere a conoscenza. Eduard, invece, a dispetto di tutti è una forza della natura: ora può finalmente ricomporre il puzzle del suo passato e mettere in ordine i ricordi che lo hanno accompagnato e tormentato per una vita intera. Con un cappello da cosacco estratto da un vecchio baule e una valigia con poche cose dentro, non esita a salire su un treno diretto a Kiev, in Ucraina, lasciando alla figlia Uli giusto un biglietto con un rapido saluto. Uli ha solo il tempo di allertare Adele, che lavora in un bar nei pressi della stazione, per farla correre alla ricerca del nonno e convincerlo a scendere dal treno. Ma il vecchio Eduard non ha alcuna intenzione di essere dissuaso dai suoi piani e Adele, si ritrova, suo malgrado, in partenza per un lungo viaggio nei ricordi personali del nonno, ma anche nella Storia. Un viaggio inaspettato e pieno di sorprese che, sullo sfondo della guerra civile Ucraina del 2014, porterà Eduard a riconciliarsi con il suo passato e Adele a capire quanto sia importante, per la propria identità, conoscere e accettare le proprie radici.


“HO RUBATO LA MARMELLATA – VITA DI UN ARTISTA POLITICAMENTE SCORRETTO”

MARTEDÌ 17 APRILE, ORE 20.30

di Gioia Magrini e Roberto Meddi

Il film è un omaggio a Remo Remotti, l’artista eclettico e irriverente che ha spaziato dalla pittura al teatro, dal cinema alla letteratura e alla musica, fino a diventare alla fine della sua lunga vita idolo underground dei giovani, realizzando spettacoli in teatri off e centri sociali in cui declamava i suoi monologhi in bilico fra volgarità, follia, sfida alla morale comune, e ricerca spirituale del senso della vita.
Ad accompagnare i ricordi personali di Remotti, tratti da filmati realizzati da Roberto Meddi nel corso degli anni, il documentario si avvale delle testimonianze dello scrittore Michele Serra, del critico d’arte Gianluca Marziani, del drammaturgo e regista Giampiero Solari, dell’attore e regista Massimiliano Bruno, nonché di quelle della moglie di Remotti, Luisa Pistoia, e della figlia Federica.
In un susseguirsi di ricordi e aneddoti, intessuti di brani dei suoi spettacoli teatrali e concerti dal vivo, e dal materiale d’archivio dell’Istituto Luce che restituisce l’atmosfera storica degli avvenimenti vissuti nel corso della vita dell’artista, conosciamo la storia professionale e umana di un personaggio sopra le righe, curioso e disponibile, affamato di vita e pronto a ripartire in direzioni sempre diverse per cercare di arrivare ogni volta un po’ più vicino a se stesso.
Nei suoi racconti Remotti parla della sua infanzia a Roma durante il fascismo; del padre “fiumarolo”, che gli ha insegnato ad amare il Tevere e il canottaggio ed è morto quando lui era ancora un bambino; del rapporto “edipico” con la madre vedova che lo voleva laureato in legge e sperava per lui un futuro di dirigente d’azienda; della sua fuga in Perù, in odio alla Roma borghese degli anni ’50; della scoperta della pittura, della scultura, dell’arte; della sua esperienza nella Berlino delle rivolte studentesche nel ’68; dei ricoveri in manicomio; del suo amore per le donne e l’ossessione per il sesso; del suo mestiere di attore, dapprima in teatro, grazie all’amico Renato Mambor, e poi al cinema, con registi come Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Francis Ford Coppola; e del rapporto con Roma, città amata e odiata e fonte di ispirazione per la memorabile «Mamma Roma addio», la sua poesia-invettiva forse più famosa, in cui vengono elencati tutti i difetti della Roma degli annni ’50, borghese, fascistoide e impiegatizia, stigmatizzando le manie, il lassismo e i lati negativi che in molti ancora attribuiscono alla capitale.


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ANNIENTAMENTO
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